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L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nel 2002, riconosce che l’osteopatia partecipa al mantenimento della salute e la inserisce tra le Medicine Non Convenzionali, avviando politiche nazionali volte ad integrare le medicine non convenzionali nel sistema sanitario.
L'osteopatia così è stata regolarmente riconosciuta in Inghilterra, Belgio, Francia, Finlandia, Svizzera, USA, Canada, Australia, mentre in molti paesi è in fase di regolamentazione.

In Italia, ad oggi, non c’è ancora un riconoscimento sanitario della professione osteopatica.
Questo non significa in alcun modo che in Italia sia illegale esercitare la professione di Osteopata; l’osteopata infatti può svolgere la propria attività come libero professionista, aprendo cioè una partita IVA con codice "Altre professioni paramediche".
È quindi possibile aprire uno studio privato che rispetti le norme igienico-sanitarie previste dalla legge per l'apertura di uno studio professionale. Non è invece obbligatorio avere alcun tipo di autorizzazione da parte delle ASL locali.
Il trattamento osteopatico è soggetto all’applicazione dell’aliquota IVA vigente.

Lo Statuto delle professioni non regolamentate è entrato in vigore il 10 febbraio 2013, e in maniera definitiva, poi, con la legge n. 4 del 14 gennaio 2013.

Le nuove norme definiscono “professione non organizzata in ordini o collegi” l’attività economica, anche organizzata, volta alla prestazione di servizi o di opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente mediante lavoro intellettuale, o comunque con il concorso di questo, con esclusione delle attività riservate per legge a soggetti iscritti in albi o elenchi ai sensi dell’’art. 2229 c.c., e delle attività e dei mestieri artigianali, commerciali e di pubblico esercizio disciplinati da specifiche normative.

Si introduce il principio del libero esercizio della professione fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica del professionista.

I professionisti possono quindi costituire associazioni professionali (con natura privatistica, fondate su base volontaria e senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva) con il fine di valorizzare le competenze degli associati, diffondere tra essi il rispetto di regole deontologiche, favorendo la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza.

Le associazioni così costituite agiscono in piena indipendenza e imparzialità, con funzioni di promozione e qualificazione delle attività professionali che rappresentano, nonché di divulgazione delle informazioni e delle conoscenze ad esse connesse e di rappresentanza delle istanze comuni nelle sedi politiche ed istituzionali.

Tutto ciò, unitamente alla NORMA UNI derivante dalla legge stessa, è sicuramente un grande passo avanti per tutti i professionisti osteopati.

Con la NORMA UNI si prospetta un alto profilo di professionalità dell’osteopata, per il quale si pone quindi la questione della certificazione, non come obbligo di legge, ma come ulteriore certificazione delle proprie competenze.

Attualmente, in Italia, esiste un solo organismo autorizzato all’accreditamento di enti certificatori (Accredia). Ad oggi nessun ente certificatore è stato accreditato per la certificazione della figura professionale dell’osteopata.

L’intento dell’Associazione Professionale degli osteopati, in questa fase iniziale di chiarimento del ruolo e dell’efficacia di una certificazione da parte di un ente terzo, è quello di porsi come garante della preparazione e professionalità dei propri associati, stabilendo requisiti formativi, deontologici e professionali adeguati a garantire un elevato standard nel servizio.
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